Uno dei fenomeni interessanti di questa Biennale d’arte di Venezia è sicuramente l’affacciarsi di nuove nazioni portatrici di mondi culturali altri. Tuttavia quello che si nota è come le distanze vengano presto superate e si stia creando un “esperanto” per cui artisti provenienti da diverse culture risultano poi accomunati da un sentire diffuso e condiviso.
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Gli Emirati Arabi Uniti (UAE) hanno vissuto un percorso di aggiramenti e parallelismi con l’arte contemporanea europea che viene riproposto come retrospettiva antologica – dal 1980 a oggi – nella mostra curata da Sheikha Hoor Al Qasimi, (direttore di Sharjah Art Foundation) al padiglione degli Emirati Arabi Uniti. Gli UAE sono (dal 2009) alla loro quarta presenza espositiva a Venezia: due anni fa alle Corderie con una bella videoinstallazione immersiva di Mohammed Kazem, mentre l’anno scorso alla Biennale Architettura.
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Il gruppo di artisti presenti alla mostra è vario per formazione, età, intenti. Questi trentacinque anni d’arte negli Emirati esprimono una capacità di mutare il terreno di ricerca, passando repentinamente da una soluzione a un’altra e arrivando a forme allineate al linguaggio contemporaneo internazionale.
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Abdullah Al Saadi presenta collage di oggetti consumati dal tempo; ossa di animali utilizzate per ricostruire animali inesistenti o improbabili monili assemblati con oggetti vari, sembrano costituire un’archeologia del tempo (o dell’arte?) e delle sue tracce. Hassan Sharif procede per indizi concettuali che introduce in sacchetti nascosti fra pieghe di libri, come piccoli misteri da cercare e decifrare. Artista fra i più interessanti negli UAE, il suo lavoro mischia la pratica concettuale con una particolare sensibilità verso l’oggetto e la comunicazione. Una comunicazione non diretta ma mediata attraverso una serie di passaggi linguistici.

Mohamed Yousif realizza collage con pezzi di macchine usate, così come Mohammed Bulhiah; ambedue trattano i frammenti metallici fino a conferire loro un carattere antropomorfo. Mohammed Kazem “surfa” in modo spericolato fra neo-astrattismo, neo-concettuale e nuovi media, modalità espressiva che lo colloca all’avanguardia della ricerca negli EAU per varietà di esperienze e sperimentalismi tali da infrangere giustamente confini linguistici e linee d’obbiettivi.

Su cosa è cresciuta l’esperienza artistica negli Emirati Arabi Uniti? Su realtà come la Sharjah Art Foundation, una delle strutture che supportano l’arte contemporanea in UAE, e sulle Biennali che dagli anni novanta si svolgono a Sharjah. Ma il paese è pieno di fermenti e la crescente presenza di associazioni, scuole e università dedicate alla creatività fa presumere una interessante crescita. Come sono nate le ondate moderniste nel mondo? Un secolo fa le avanguardie da Parigi, da Roma o da Berlino lanciavano messaggi pionieristici in campo artistico; oggi, un’infinità di Biennali in tutto il mondo passano la parola a una serie di paesi emergenti in questo ambito: l’arte riguarda tutti e parla di noi tutti, a prescindere dalle latitudini o longitudini dalle quali emerga, e dai modi in cui si esprima. Noi, i contemporanei.
Lorenzo Taiuti